Il Comune di Roma fa marcia indietro, dopo la protesta dei residenti, il traffico impazzito e… gli incidenti aumentati! L’incredibile sentenza del TAR.
I nuovi interventi di mobilità “sostenibile” – soprattutto l’eliminazione di posti auto e i restringimenti di carreggiata – stanno creando enormi disagi in molte parti di Roma.
Intendiamoci: come evidenziato in un documento su mobilità “sostenibile” e mobilità escludente, alcuni possono essere interventi utili, se fondati su una seria pianificazione urbanistica e su un’attenta valutazione dell’impatto sulla vivibilità dei quartieri.
Ma purtroppo sono spesso forzati e calati dall’alto, perché nascondono semplicemente il fine di condurre una “guerra” alle automobili, senza offrire valide alternative di mobilità.
I cittadini romani stanno insorgendo per il caos che si è già creato a via Panama, via Guido Reni, via dell’Oceano Atlantico, ecc.
Uno dei casi più clamorosi è quello dell’incrocio tra via Nomentana, via di Casal Boccone e via del Casale di San Basilio, individuato dal Comune come un “black point” (BP005V), un punto particolarmente pericoloso per la sicurezza stradale: in un triennio si sono verificati 53 incidenti (con 2 morti e 39 feriti).
Ebbene, per affrontare il problema si è pensato di trasformare in senso unico (direzione Centro) un tratto di via Nomentana, costringendo i veicoli che transitano nella direzione opposta a deviare – in una sorta di gigantesca rotatoria – nelle vie interne del quartiere San Cleto.
Per chi ha un minimo di conoscenza della zona – o delle più elementari nozioni di ingegneria dei trasporti – era di tutta evidenza che deviare l’enorme flusso di traffico che attraversa via Nomentana in un percorso più lungo, stretto e tortuoso, con 11 attraversamenti pedonali (!), avrebbe significato paralizzarlo (peraltro coinvolgendo anche i mezzi pubblici).
I comitati locali hanno condotto due anni di battaglie per far emergere tale evidenza, trovando però un muro nell’Assessorato capitolino alla Mobilità. Hanno persino fatto un ricorso al TAR, respinto (e questa sentenza merita attenzione).
Cosicché i lavori sono stati effettuati e il risultato… è stato esattamente quello previsto dai comitati: paralisi totale del traffico e vivibilità del quartiere stravolta.
C’è stato almeno qualche beneficio sul versante sicurezza?
Macché: nei primi 31 giorni si sono verificati ben 14 incidenti 1, con una frequenza più che triplicata rispetto a prima!
Incidenti dovuti all’imprudenza di alcuni automobilisti o motociclisti, certo… Esattamente come nel caso dei sinistri precedenti. Il “rimedio” si è rivelato peggiore del male.


Dopo una breve resistenza (“Attendiamo sei mesi di sperimentazione”), il Comune si è dovuto arrendere ai fatti (che hanno la testa dura…) e a una grande manifestazione di oltre mille residenti, ritornando sui suoi passi ed eliminando i contestati sensi unici.
Quali insegnamenti si possono trarre da questa vicenda?
Il primo è l’evidente carattere ideologico di alcuni interventi di mobilità “sostenibile”: del tutto astratti e avulsi dalla realtà, finiscono col produrre risultati addirittura opposti agli obiettivi annunciati. Questo non dovrebbe sorprendere, perché gli obiettivi annunciati – come il miglioramento della sicurezza – ne mascherano altri, come il rallentamento del traffico, che è voluto – senza dirlo apertamente – per scoraggiare l’uso delle automobili (anche se, nel caso di cui parliamo, una progettazione superficiale ha prodotto un risultato… ben oltre le aspettative).
Il secondo insegnamento è l’inconsistenza dei documenti e degli argomenti spesso prodotti a sostegno di questi interventi. Argomenti considerati “tecnici” o “scientifici” senza serie revisioni; eppure capaci di sedurre parte dell’opinione pubblica, dei politici, dei giornalisti; e persino dei tribunali.
È utile leggere, al riguardo, le motivazioni con cui il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso dei residenti (sentenza 15824/2025): “Emerge dalla documentazione tecnica [degli Uffici comunali] versata in atti come gli effetti immediati degli interventi di cui al progetto di viabilità avversato siano, invero, obiettivamente positivi e molteplici, consentendo essi, attraverso una riconfigurazione dello schema di circolazione, la messa in sicurezza (…)”; e segue il semplice elenco degli interventi, senza che della loro efficacia “obiettiva” sia effettuata alcuna valutazione analitica (il tribunale non si è dato nemmeno la pena di nominare un CTU). Insomma, il martellamento propagandistico ha ormai reso autoevidente la “positività” di questo tipo di misure. I residenti, prosegue apoditticamente il tribunale, “non potranno che trarne un effetto positivo in termini sia di aumento della sicurezza e fruibilità delle strade che di diminuzione del traffico e degli incidenti stradali” (!)
Una granitica certezza completamente smentita dai fatti.
Considerazione finale.
L’Assessore Patanè, annunciando le modifiche, ha detto: “Ringraziamo i comitati di quartiere e i Presidenti di Municipio e i Consiglieri municipali per l’interlocuzione, la disponibilità e il dialogo che ha consentito di trovare una soluzione ottimale che tiene insieme le esigenze di tutti”.
Peccato che fino ad oggi la disponibilità al dialogo fosse mancata proprio da parte sua…
Chi risarcisce i residenti per il tempo e i soldi spesi per predisporre ricorsi al TAR, organizzare manifestazioni, ecc.?
- Bisogna precisare, rispetto a quanto riportato nell’articolo linkato, che nel mese di settembre – quello in cui è stata avviata la nuova viabilità – i cantieri erano ormai in fase avanzata e in molti punti già chiusi. Come attestano le foto diffuse dai comitati, i lavori da ultimare non comportavano restringimenti ulteriori di carreggiata né hanno determinato i nuovi incidenti. ↩︎
