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Roma, il suolo pubblico al prezzo di un caffè

Un metro quadro per un tavolino a Piazza Navona costa 1,99 euro al giorno, a Via Veneto 1,33 euro. Solo lo 0,6% degli incassi usato per pagare la concessione. E l’evasione resta alta anche nel 2025

Articolo di Andrea Bassi e Francesco Pacifico

Sulla vicenda dei tavolini dei ristoranti e dei bar che hanno ormai invado strade e marciapiedi di Roma è bene porsi qualche domanda. La prima è se sul suolo pubblico, un bene comune che appartiene a tutti i cittadini, non sia in corso una svendita. Non stia accadendo cioè, qualcosa di simile a quanto tollerato per anni con le spiagge del litorale: una “balnearizzazione” delle concessioni. Il Messaggero lo ha già evidenziato nella sua inchiesta pubblicata sul giornale di ieri. I prezzi sono irrisori.

Il Comune ha deciso di alzare i canoni delle concessioni, legandole ai coefficienti Omi, quelli che l’Agenzia delle Entrate utilizza per dividere la città in zone in base al valore degli immobili. Più la zona è pregiata, più si paga. Il nuovo tariffario non è ancora pienamente in vigore, e si vedrà se mai lo sarà. Ma una cosa si può dire. Nonostante gli aumenti i prezzi appaiono comunque esigui, insufficienti. Piazzare un tavolino di fronte al Pantheon, un monumento visitato da oltre 6 milioni di persone ogni anno, frutterà al Comune, quando le nuove tariffe saranno pienamente operative, 856 euro l’anno, 71 euro al mese, 2,3 euro al giorno.

Un turista che si siede ad uno qualsiasi dei bistrot o delle caffetterie che circondano il Tempio edificato nel 27 avanti Cristo da Agrippa, sanno che a quel prezzo difficilmente ottengono anche solo un espresso. Questa tassa del tutto irrisoria è applicata in modo uniforme più o meno in tutte le più pregiate aree del Centro storico. I 2,3 euro al giorno per tavolino, si pagano anche nelle vie del Tridente, vale a dire Via Del Corso, via del Babuino e via di Ripetta. Così come nella centralissima Piazza del Popolo.
Ma anche in strade iconiche, come via Condotti o via Frattina.

Ma già se ci si sposta a Piazza Navona, un’altra delle mete immancabili per qualsiasi visitatore che arrivi nella Capitale, il prezzo inizia, anche se di poco, persino a scendere. Un tavolino piazzato di fronte alla meravigliosa fontana dei Quattro fiumi del Bernini, dovrebbe arrivare a versare al Comune, con il nuovo regolamento, 716 euro l’anno, 59,7 euro al mese, 1,99 euro al giorno. Sono le stesse cifre previste per altre zone limitrofe di altissimo valore commerciale, come Campo de’ Fiori o Piazza Farnese. Nelle zone di via Veneto, via, via Boncompagni, Piazza Verdi, via Po, il quadrante che ormai è diventato il centro direzionale della Capitale, i prezzi sono ancora più bassi, 1,13 euro al giorno.

Il Comune incassa ogni anno dalle concessioni di suolo pubblico una trentina di milioni, al netto di una evasione che, anche nel 2025 si è mantenuta elevata: attorno al 35 per cento. Per lo scorso anno, e solo nelle aree di pregio del I Municipio, l’amministrazione attende di recuperare quasi 8,5 milioni sui 24,8 accertati. Parliamo del territorio dove si alterano rovine romane e capolavori del Barocco. E dove, molte volte in spregio al rispetto che si dovrebbe a questi tesori, sono installate quasi 5300 pedane tra quelle permanenti e quelle autorizzate per il Covid. E sono proprio queste ultime le più difficili da controllare.

La restituzione

A Roma il settore della ristorazione cresce anno dopo anno. Secondo gli ultimi dati della Fiepet-Confesercenti, vale 5 miliardi: è aumentata la qualità, ma sono saliti parallelamente i prezzi anche grazie alla possibilità di dare da mangiare e bere di fronte al Pantheon, a Fontana di Trevi o al Colosseo. Al Comune e ai cittadini che più soffrono il disagio, insomma, quest’industria in funzione h24 restituisce indietro solo lo 0,6 per cento del suo cospicuo fatturato.

Per accedere all’articolo originale apparso su  Il Messaggero, clicca qui.

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