Reportage fotografico di una normale mattina a Città Giardino: serrande abbassate, negozi e laboratori artigiani “sfrattati”. Tra socialità soppressa e declino economico.
La movida, quando si impadronisce di un quartiere, non si limita a produrre caos e insicurezza di notte, ma lo impoverisce irrimediabilmente anche di giorno. Questo perché uccide il commercio di prossimità o di vicinato (alimentari, casalinghi, ecc.), l’artigianato, le piccole agenzie di servizi.
Una passeggiata per le vie del quartiere già sature di locali, in una qualsiasi mattina di un giorno feriale, regala il triste spettacolo di una successione di saracinesche abbassate (quelle dei locali di somministrazione che aprono la sera):
Attenzione: questo fenomeno non è dovuto alla “crisi del piccolo commercio” per il “diffondersi del commercio on line e dei centri commerciali”, come qualche giudizio approssimativo – o interessato – può fare intendere (amplificando elementi di difficoltà che pure esistono); a ben guardare, infatti, nei quartieri non interessati dalla movida la vitalità dei negozi di prossimità e di servizio è molto maggiore…
Il problema, nei distretti della movida, è piuttosto che si produce un’alterazione della concorrenza: negozi, artigiani, piccole imprese di servizio sono “sfrattati” dall’impennata degli affitti, perché impossibilitati a sostenere la concorrenza dei locali di somministrazione. È il fenomeno della “dislocazione commerciale” (retail displacement). Le attività della movida, infatti, possono permettersi affitti altissimi grazie a un modello di affari che presenta costi limitati (a causa della natura speculativa dell’attività e della possibilità di usare il suolo pubblico come superficie produttiva) e ricavi elevatissimi, reinvestiti nell’affitto dei locali.
Con la scomparsa di negozi e attività di vicinato vengono meno servizi essenziali per gli abitanti e si produce un impoverimento economico, a causa dello “spiazzamento” degli investimenti e della concentrazione di attività a bassa intensità di conoscenza.
Ma viene anche compromessa la relazionalità diurna, perché gli esercizi commerciali aperti di giorno rappresentano nei quartieri i principali luoghi di incontro non pianificato e socialmente trasversale.
L’insostenibilità dei canoni di locazione colpisce pure le attività del terzo settore, l’associazionismo, il volontariato, sempre più spesso costretti a cercare ospitalità in immobili pubblici, e quindi indotti a trovare “sponsor” politici capaci di garantire i necessarî spazi di agibilità.
La mancanza di negozi di vicinato aumenta anche il pendolarismo diurno dei residenti (che fa pendant con il pendolarismo notturno dei frequentatori della movida), alla ricerca dei servizi mancanti nel proprio quartiere; ne risente non solo la qualità della loro vita, ma anche l’ambiente urbano (incremento di traffico e inquinamento).
Città Giardino ha subìto la trasformazione inversa a quella di cui i politici si riempiono la bocca: da “città dei 15 minuti”, con tutti i servizi, è diventato quartiere di monofruizione della movida, costringendo i residenti ad aumentare gli spostamenti esterni.
La scomparsa di molti esercizi commerciali significa inoltre perdita di identità culturale dei quartieri, soprattutto quando vanno scomparendo attività tradizionali.
Non soffermiamoci poi sulle altre “eredità” diurne della movida: sporcizia, perdita dell’identità storico-architettonica, vandalismo, invasione dei gazebo su strade e marciapiedi…
Un’eredità che grava quindi non solo su chi ha la sventura di abitare vicino a un locale (e quindi sopporta maggiormente gli effetti del caos notturno), ma su tutti gli abitanti del quartiere.
Peraltro la movida è un fenomeno altamente pervasivo: la sua crescita esponenziale, dipendendo da precise logiche economiche, è inesorabile anche in aree ancora non giunte al massimo livello di espansione, come Monte Sacro: i locali di somministrazione sono destinati a invadere tutto il quartiere, compreso il quadrante v.le Adriatico-v.le Carnaro, sostituendo ogni altra attività commerciale, come già accaduto in altri quadranti (Trastevere, Campo de’ Fiori, ecc.).
Se non si interviene subito.









