Aumento di emergenze all’ospedale Bambino Gesù da giugno, con la chiusura delle scuole. Il responsabile del pronto soccorso: «Arrivano casi di coma etilico a 12 anni, overdose a 15».
Articolo di Valentina Lupia
Con le scuole chiuse e senza molte opzioni per occupare parte della giornata, i giovani si lasciano andare ad abbuffate alcoliche e festini a base di droga. Lo dimostrano i numeri degli accessi all’ospedale pediatrico Bambino Gesù: negli ultimi due mesi, da inizio giugno a inizio agosto, hanno varcato la soglia del la struttura 24 minori. Più o meno uno ogni due giorni. Un numero nettamente più alto rispetto ai mesi in cui gli istituti sono aperti.
Più che le cifre degli ingressi in ospedale, a preoccupare è il fatto che l’età dei giovani che abusano di drink e sostanze stupefacenti si continua ad abbassare. «Molti tra coloro che arrivano sono poco più che bambini – racconta Sebastian Cristaldi, responsabile del pronto soccorso della sede della Gianicolo – in queste settimane sono arrivati anche 12enni in stato soporoso dopo aver abusato degli alcolici o 15enni che hanno consumato grandi quantità di cocaina».
Del totale di 24 accessi, 16 sono per l’alcol. «Al netto dei 12enni, mediamente i pazienti che entrano in pronto soccorso con sintomi legati all’intossicazione alcolica hanno tra i 13 e i 16 anni». Consumano in strada, nelle zone della movida, da Monti a Trastevere, passando per il Pigneto e Centocelle, «oppure aspettano che i genitori escano di casa e quando quest’ultimi rientrano li trovano ubriachi, a volte addirittura in coma etilico». E così li portano in ospedale.
A stare peggio sono quelli che «all’alcol hanno aggiunto bevande a base di caffeina – prosegue Cristaldi – in questo caso l’effetto del primo viene contrastato dalle seconde e così da mantenersi in uno stato di vigilanza». Così i ragazzini continuano a bere, a ingurgitare ancora più alcol, un sorso dopo l’altro.
Chi ha capito che così facendo arriva a ritardare gli effetti dell’abbuffata alcolica, è probabilmente un baby-consumatore abitudinario. Che in particolare durante l’estate, tra feste e momenti di noia, si rifugia nell’alcol. Oppure nella droga: dal primo giugno al primo agosto gli accessi per consumo di sostanze stupefacenti sono stati 8. Uno a settimana. «Nel 90% dei casi parliamo di cannabinoidi, ma c’è anche chi consuma cocaina – dice ancora il pediatra – chi la sceglie, solitamente, ha alle spalle una storia familiare più complicata, magari arriva da zone di spaccio e aree di disagio sociale più o meno riconosciuto».
La soluzione? Più che i controlli a tappeto, ovvero la repressione, Cristaldi suggerisce di potenziare le attività di contrasto all’abuso di alcol e droghe attraverso l’educazione e la prevenzione. In particolare nelle scuole, che da settembre a giugno sono le seconde case di bambini e ragazzi. L’obiettivo è invertire il trend e scongiurare che l’età media dei baby- consumatori di sostanze e drink si abbassi ulteriormente. E non solo «perché a 14 anni i giovani iniziano ad andare in giro per strada con macchinette e motorini, diventando, se in stato d’alterazione, un pericolo per se stessi e per gli altri», ma anche e soprattutto perché il loro fisico non recupererà più.
«Con le abbuffate alcoliche, per esempio, il metabolismo glicemico si altera, agevolando la comparsa di malattie come il diabete e l’obesità». E ancora: «Si cronicizza il danno epatico e aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, mentre per la compromissione neurologica non c’è nulla da fare: le cellule del cervello non si ricostituiscono». Significa, calando queste previsioni nella realtà, «avere giovani che quando approcceranno il mondo adulto saranno meno reattivi: quando arriverà il momento di studiare all’università saranno meno pronti, meno elastici e faranno molta più fatica».
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