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Il Ponte Nomentano

Il Ponte Nomentano – chiamato in epoche passate anche Lamentano – è un ponte romano realizzato nel II secolo a. C. per consentire alla via Nomentana, alla periferia nord-est di Roma, l’attraversamento del fiume Aniene.

Si presenta con un grande arco di scavalcamento del fiume di circa 15 metri, con frontoni in travertino e sott’archi in pietra gabina. L’arcata principale è affiancata su ciascun versante (quello “romano” e quello del Monte Sacro”) da due archetti di rampa. In passato i piloni erano interamente in tufo e, quando l’affluenza dell’Aniene era maggiore, gli archi erano due.

Il ponte è stato oggetto nei secoli di numerosi rimaneggiamenti, a partire da quelli di età più antica: tanto che si era a lungo pensato che fosse stato interamente ricostruito da Narsete (il generale bizantino), dopo il grave danneggiamento del 549 d.C. ad opera del re ostrogoto Totila. Ma l’analisi delle tecniche costruttive utilizzate per le strutture fondamentali che ancora sostengono il ponte ha consentito di conservare la datazione all’epoca romana.

Il ponte ha una struttura fortificata medievale che lo rende estremamente riconoscibile, tanto da farne nei secoli passati soggetto dell’opera di numerosi vedutisti ed elemento essenziale dell’iconografia di Monte Sacro prima della nascita di Città Giardino: “Il complesso di fortificazione è costituito da un castelletto merlato che, sul versante romano, si presenta a torre con quatto piani di difesa, mentre è ribassato a forma di casalotto con copertura a tetto, sul versante opposto” (Giovanni Sozi, Montesacro, un quartiere con l’anima, ed. Serarcangeli Roma 2024).

Tale struttura fortificata deve l’aspetto attuale principalmente agli interventi di Papa Niccolò V, regnante dal 1447 al 1455 (a ricordare tali interventi troviamo apposta una targa marmorea con lo stemma papale e l’iscrizione “N PAPA V”). Nel 1850 il castelletto che sovrasta il ponte rischiò di essere abbattuto, allorché i contadini del luogo avevano chiesto a Pio IX di demolirlo per transitare più agevolmente con i carri colmi di fieno (oggi – chissà – forse avrebbero ottenuto ascolto: quando bisogna aiutare un “settore economico che tira”…).

Con la costruzione del nuovo Ponte Tazio, nel 1922, il Ponte Nomentano è diventato, per i montesacrini, il “Ponte Vecchio”.

Nell’interno della corte, lungo il passaggio carrabile (oggi solo pedonale), è collocata una nicchia con una Madonnella in gesso (la “Madonnella der Teverone”, come i romani chiamavano popolarmente l’Aniene), in cattive condizioni di conservazione, ma cara alla devozione di molti montesacrini (qui la sua storia: https://it.aleteia.org/2017/05/06/madonnella-ponte-nomentano-gherardo-ruggiero/).

foto di Roberto Di Donato
L’accesso in uscita da Roma (in alto la targa di Papa Niccolò V)
L’accesso in entrata verso Roma
Il ponte in un’incisione di Giuseppe Vasi
Il ponte in un dipinto di Jules Lauren di fine ‘800
La Madonnella der Teverone
la rievocazione storica dell’incontro tra Papa Leone III e Carlo Magno

Un’antica tradizione vuole che il ponte, il 23 novembre dell’anno 800, sia stato teatro dell’incontro tra Papa Leone III e Carlo Magno, che si recava a Roma per farsi incoronare Imperatore del Sacro Romano Impero nella notte di Natale. Dal 2000 ogni anno, l’ultima domenica di ottobre, l’associazione culturale “Il carro de’ Comici” di Gherardo Dino Ruggiero mette in scena una rievocazione storica in costume dell’episodio.

Oltre che essere raffigurato in numerosi dipinti e incisioni d’epoca, il ponte è menzionato da Stendhal (insieme con il Monte Sacro e il Mausoleo di Menenio Agrippa) nelle sue Passeggiate romane, come meta di una gita fuori porta il 18 aprile 1828: “Siamo tornati sui nostri passi e, prima di ripassare il Teverone sul Ponte Lamentano, distrutto da Totila e ricostruito da Narsete, scendendo un po’ giù nella valle, abbiamo trovato un ottimo caffé preparato dal nostro domestico italiano, il bravissimo Giovanni”.

Anche D’Annunzio lo cita in un passo de Il piacere (insieme con l’attigua Osteria): “La visione del paesaggio nomentano gli si apriva d’innanzi ora in una luce ideale (…) Insieme tornarono verso il ponte. Il corso dell’Aniene ora andavasi accendendo ai fuochi dell’occaso. Una linea scintillante attraversava l’arco; e in lontananza le acque prendevano un color bruno ma più lucido, come se sopra vi galleggiassero chiazze d’olio o di bitume”.

(Per ulteriori informazioni: Giovanni Sozi, Montesacro, un quartiere con l’anima, cit.).

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