Vai al contenuto
Home » News » L’archi-mostro che ha parzialmente sfigurato piazza Sempione

L’archi-mostro che ha parzialmente sfigurato piazza Sempione

Il progetto realizzato (in parte) dalla Giunta del III Municipio: una piazza storica trasformata in arena da ballo, un quartiere spinto verso il declino.
I successi ottenuti dai cittadini per limitare i danni.

Piazza Sempione è il cuore del quartiere Monte Sacro – Città Giardino. Progettata cent’anni fa da Gustavo Giovannoni, forse il più importante architetto italiano di inizio Novecento, è una delle più rimarchevoli di Roma al di fuori delle Mura Aureliane. Il suo profilo, giunto a noi integro, è quello di una piazza di impianto unitario, con un’imponente chiesa di stile classicheggiante e, al centro, un monumento con una statua della Madonna. Un luogo storicamente e urbanisticamente di pregio, “area tutelata”.

La precedente Giunta (di sinistra) del III Municipio, presieduta da Giovanni Caudo, ha approvato un progetto definito di “riqualificazione” e “pedonalizzazione”… alla modica cifra di 700.000 euro? Ma per creare un’area pedonale bastavano pochi euro per qualche cartello di divieto di sosta!

In realtà si trattava di una finta “pedonalizzazione”, della cortina fumogena per realizzare un intervento ben diverso. Non solo perché nel progetto originario le macchine venivano semplicemente spostate da un lato all’altro della piazza, ammassandole nel lato sud. Ma anche perché ciò che si voleva realizzare – e in parte, purtroppo, è stato realizzato – non era un semplice intervento sulla destinazione d’uso della piazza (viabilità, parcheggi, pedonalità, ecc.), che si poteva effettuare lasciando inalterata la sua configurazione architettonica; magari ricorrendo a soluzioni non invasive (dissuasori a scomparsa per limitare il parcheggio secondo uno schema modulare, ecc.), come proposto dai comitati di cittadini, che certo non erano contrari a una migliore fruizione dello spazio pubblico. Piuttosto, si è compiuta una vera e propria trasformazione della piazza, che ha visto parzialmente stravolte la sua fisionomia e la sua destinazione urbanistica. Un’aggressione al patrimonio culturale della città.

In effetti, chi osservi distrattamente solo il nuovo lastricato pedonale potrebbe avere l’impressione di uno spazio anonimo, ma non così orribile.

Se però si osserva la piazza con una vista di insieme, come nelle foto che proponiamo (nelle quali sono messi a confronto il “prima” e il “dopo”), ci si accorge subito che siamo di fronte a un “mostro” architettonico, un “archi-mostro”: la bellissima piazza di Gustavo Giovannoni – già offuscata da una segnaletica orizzontale troppo invadente – è stata irrimediabilmente divisa in due, inserendo nella parte nord una sorta di “piazzetta nella piazza”, del tutto disomogenea rispetto al contesto; un’escrescenza che rompe l’unità architettonica.

Bisogna aggiungere che… poteva andare persino peggio!

Tra gli interventi previsti dal progetto, il più sorprendente e assurdo, che ha suscitato l’immediata e appassionata reazione dei fedeli e dei cittadini residenti, era l’accantonamento della statua della Madonna Immacolata, che si trova in quella collocazione dal lontano 1947: uno spostamento – sostenuto da motivazioni semplicemente risibili – che avrebbe violato ogni principio di tutela del patrimonio storico-architettonico (privando anche la piazza del suo fulcro urbanistico), oltre a ferire irrimediabilmente la storia e l’identità del quartiere.

L’enormità degli interventi previsti, l’assoluta mancanza di condivisione e di trasparenza, le anomalie procedurali hanno suscitato una gigantesca mobilitazione popolare, che in poche settimane – con l’impegno del nostro comitato e la collaborazione di altre realtà del quartiere, come il comitato “Città Giardino” – ha raccolto su una petizione che chiedeva di riformulare il progetto con proposte costruttive oltre 3.000 firme autografe di residenti; suscitando una grande eco mediatica, una mozione approvata dall’Assemblea capitolina, un’interrogazione parlamentare.


I successi dei comitati

La mobilitazione – grazie al “peso” delle numerosissime firme, a una puntuale controinformazione, al clamore suscitato e alle rigorose istanze presentate dal nostro comitato a Soprintendenze e Dipartimento comunale per la Mobilità – ha in ogni caso ottenuto importanti successi:

  • la rinuncia a spostare il monumento alla Madonna;
  • la correzione delle criticità più marchiane del progetto sul piano della viabilità (la rinuncia a realizzare il nuovo parcheggio nella parte sud della piazza, che avrebbe strozzato la carreggiata; il ripristino dell’accesso a via Monte Tesoro per le auto provenienti da via Monte Subasio, evitando che andassero a ingolfare il semaforo di corso Sempione; la rinuncia al parcheggio a spina su corso Sempione, che avrebbe inferto il colpo di grazia alla viabilità di tutta via Nomentana);
  • la riduzione dell’estensione del nuovo lastricato pedonale, e quindi del suo impatto visivo di alterazione dell’unità architettonica della piazza;
  • la rimodulazione dell’impianto di illuminazione del nuovo lastricato, divenuto più sobrio sia per la tipologia dei corpi illuminanti (lanterne, non più fari da stazione di servizio) sia per il loro numero (inizialmente era previsto un impianto da stadio, funzionale a garantire un’illuminazione a giorno nelle ore notturne…).


In definitiva, del faraonico progetto iniziale è restato solo – seppur ridotto – il nuovo lastricato nella parte nord della piazza. Inutile per “pedonalizzare” (funzione che si poteva meglio ottenere raccogliendo le proposte dei comitati per un uso modulare degli spazi!); ma sufficiente per lasciare una grande cicatrice sull’opera architettonica di Giovannoni.

Purtroppo la Giunta, ferma in un atteggiamento ostile e provocatorio, ha voluto in ogni caso procedere all’apertura del cantiere, i cui lavori sono proseguiti – senza nessuna verifica di legittimità e opportunità – anche sotto la successiva Giunta Marchionne, che ha rivendicato la continuità politica. E lo sfregio alla piazza si è compiuto (senza contare le gravi ripercussioni sui parcheggi, che non ci si è preoccupati di recuperare in altra area).

L’aspetto che rende ancora più desolante la vicenda è lo scopo di questa trasformazione urbanistica: creare una “arena da ballo” per eventi notturni continuativi. La piazza come nuovo polo di attrazione del divertimentificio notturno, centro di quella movida che sta rendendo invivibile il nostro quartiere, ma anche altre zone di pregio e residenziali di Roma e delle maggiori città italiane.

Il nostro comitato, sin dall’inizio della vicenda, ha prodotto e via via aggiornato un DOCUMENTO DI ANALISI APPROFONDITO, in cui vengono esaminate tutte le criticità delle successive versioni del progetto (sotto il profilo urbanistico, culturale, sociale, della viabilità e dei parcheggi), viene ricostruito il confronto politico che ha animato la città, vengono analizzate le prospettive di risanamento urbanistico e di miglioramento della vivibilità della piazza (questo articolo è ripreso dall’abstract iniziale del documento).